Cyrano de Bergerac e il cinema

Cyrano: “Giusto al fin della licenza io tocco…”
di Enzo Kermol

 

Cyrano de Bergerac, di Jean-Paul Rappeneau (Francia, 1990), con Gerard Depardieu

Cyrano de Bergerac, di Jean-Paul Rappeneau (Francia, 1990), con Gerard Depardieu

Cyrano de Bergerac, “commedia eroica” di Edmond Rostard, apparve la prima volta sulle scene di Parigi il 28 dicembre 1897. Da allora considerata come una delle opere teatrali più importanti, e più note, nel panorama letterario francese, al pari di quelle scritte da Molière o da Corneille. La vicenda, che prende l’avvio nel 1640, narra la vita e le gesta di Cyrano di Bergerac, capitano dei cadetti di Guascogna, letterato e spadaccino formidabile nonché fortunato innamorato della bella Roxane. Poiché egli ritiene (a torto o a ragione) che il suo aspetto (il celeberrimo “naso”) lo renda poco adatto alla seduzione della dama, decide di aiutare il cadetto Christian de Neuvillette, di piacevole aspetto, ma di scarsa capacità espressiva, nell’impresa, scrivendo e declamando in sua vece delle meravigliose lettere d’amore.
L’opera basata sulla vita di un personaggio storico, Hector Savinien Cyrano de Bergerac, nato nel 1619 a Saint-Forget e morto nel 1655 a Sannois, intellettuale dai mille interessi, autore di drammi, opere filosofiche, romanzi fantascientifici e poesie, nonché, ovviamente, schermidore eccellente.
Così lo presenta Rostard nel suo libro “Astronomo, filosofo eccellente. Musico, spadaccino, rimatore, Del ciel viaggiatore, Gran mastro di tic-tac, Amante — non per sé — molto eloquente. Qui riposa Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac, Che in vita sua fu tutto e non fu niente!”.

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Jose Ferrer in Cyrano de Bergerac, diretto da Michael Gordon nel 1950

Varie sono le versioni cinematografiche tratte dal testo di Rostand. Ricordiamo che già nel 1909 apparve un cortometraggio dal titolo Cirano di Bergerac, di soli 276 metri, prodotto a Torino da Pasquali e Tempo, dal regista sconosciuto, forse lo stesso Pasquali. Nel 1922 venne girato il primo lungometraggio, Cirano di Bergerac, diretto da Augusto Genina, prodotto in Italia dalla Extra Film, con Pierre Magnier nel ruolo del protagonista. Entrambe le versioni erano mute. Passando al sonoro nel 1946 troviamo la prima edizione francese, Cyrano de Bergerac, di Fernand Rivers con Claude Dauphin, Ellen Bernsen e Pierre Bertin. Segue una produzione statunitense, Cyrano de Bergerac, diretta da Michael Gordon nel 1950 con Josè Ferrer (premio Oscar per l’interpretazione), Mala Powers e William Prince. Nel 1963, di nazionalità francese, un curioso cambiamento di titolo e di storia, Cyrano contre D’Artagnan, di Abel Gance, sempre con Josè Ferrer nei panni dello spadaccino (unico attore ad aver interpretato due volte sullo schermo questo eroe letterario), nonché Sylva Koscina, Jean Pierre Cassel e Philippe Noiret.

Cyrano de Bergerac, diretto da Michael Gordon nel 1950

Cyrano de Bergerac, diretto da Michael Gordon nel 1950

Abbiamo poi visto una versione “modernizzata”, ambientata ai giorni nostri, Roxanne (USA, 1987) diretta dall’australiano Fred Schepisi, con il comico Steve Martin nei panni di un tale C.D. Bates, capo dei pompieri, alias Cyrano, che duella con le racchette da tennis e, novità, vincente anche in amore. Infine l’ultimo film prodotto, Cyrano de Bergerac, forse il più bello, quello di Jean-Paul Rappeneau (Francia, 1990), con Gerard Depardieu, uno dei maggiori attori francesi, Cyrano insuperabile. Girato a Budapest, in Ungheria e in Francia, il film ha vinto un Oscar per i costumi, ben dieci premi Cesar, la Palma d’oro a Cannes per l’interpretazione di Depardieu, il Golden Globe come miglior film straniero negli Stati uniti nel 1991, quattro premi BAFTA, il David di Donatello. Raramente nella messa in scena di questo testo vi è, come in questo caso, un tal ritmo tra parola e gesto. La battuta, il verso, sottolineano il procedere dell’azione, combaciano perfettamente, testo e movimento, come ha detto lo stesso Rappeneau “la mia idea era che la forma poetica percorresse tutte le scene come una colonna sonora, facendo del film quello che io volevo: una specie di opera lirica recitata”. La macchina da presa segue con i suoi movimenti i versi, si libra nell’aria e colpisce come una stoccata, affondando nel cuore dello spettatore, dando a Cyrano una duplice dimensione, d’immagine e di linguaggio, che si fondono in un insuperabile prodotto filmico, raggiungendo la perfetta coniugazione tra teatro, cinema e letteratura.
Il personaggio di Cyrano – Depardieu oggi, secondo alcuni, potrebbe apparire “poco attuale”, poiché, allo stesso tempo, un cavaliere romantico, coraggioso e imbattibile, fiero e indipendente; rifiuta di assoggettarsi al controllo di qualsiasi potente, ed infine fedelmente convinto del proprio ideale d’amore per tutta la vita. Contemporaneamente tanto distaccato dalle quotidianità della vita sociale (ne un freddo osservatore, ne analizza i costumi, ne deduce i comportamenti) da utilizzare le proprie produzioni poetiche attraverso il vuoto involucro del rivale – sostituto per raggiungere lo scopo prefisso.

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Cyrano de Bergerac, di Jean-Paul Rappeneau (Francia, 1990), con Gerard Depardieu

Può il modello umano di Cyrano essere attuale nella società odierna ?
La risposta ovviamente morale, non tecnica. I denigratori di tale modello si ritrovano in quei “critici”, un po’ arrivisti, un po’ cialtroni, pronti a cambiare opinione per un soldo dato da chiunque si etichetti come “padrone”. Viceversa i sostenitori dei valori di Cyrano saranno molto più simili all’eroe da loro scelto. Definizioni queste un po’ manichee, ma che forse si discostano dalla realtà meno di quanto si possa immaginare. Sulla scia del successo del Cyrano interpretato da Depardieu venne allestita a Parigi un’edizione teatrale interpretata da Jean Paul Belmondo, indubbiamente un attore dal “physique du role” indovinato. Poco riuscita invece l’edizione teatrale italiana di Franco Branciarori (attore dal fisico pesante e dalla recitazione noiosa e vanesia, più a suo agio nelle alcove di Tinto Brass che nei panni di qualsiasi spadaccino, romantico o meno).
Ritornando al cinema una citazione d’obbligo deve venir fatta per un altro eroe guascone, più ricco di adattamenti per il grande schermo, che appare anche nel testo di Rostand: D’Artagnan. Le fortune cinematografiche di questo personaggio sono più vaste. Ricordiamo solo alcuni titoli. Si va da I quattro moschettieri (Italia, 1919), di Filippo Costamagna, della Albertini film di Torino, al Visconte di Bragelonne (Italia, 1955), di Fernando Cerchio. Da The Three Musketeers, (USA, 1939) di Allan Dwan, a D’Artagnan contro i tre moschettieri (Italia, 1963) di Fulvio Tului. E ancora, dai film di Richard Lester The Three Musketeers (Panama, 1973) e The Revenge of Milady (Panama-Spagna, 1975) ai Three Musketeers (USA, 1948) di George Sidney e a Les ferrets de la reine e La vengeance de Milady (Francia, 1961) di Bernard Borderie. E si potrebbe continuare a lungo intaccando anche altre storie del genere “cappa e spada”. Ma se in queste pellicole rimaniamo nella stessa epoca quanto ad ambientazione, diversa diventa l’impostazione del racconto e il suo significato. Solo una citazione aggiuntiva per I tre moschettieri (The Three Musketeers)  del 2011 diretto da Paul W. S. Anderson, in quanto si tratta di un film fantasy che può fungere da elemento di congiunzione con gli analoghi film cinesi.

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Cyrano de Bergerac, di Jean-Paul Rappeneau (Francia, 1990), con Gerard Depardieu

L’altro parallelo può essere infatti compiuto con i film asiatici, in particolare quelli di Hong Kong di derivazione letteraria, in cui la figura del letterato-maestro d’arti marziali o dello studioso-spadaccino enormemente diffusa. Ricordiamo alcuni dei film più noti anche in occidente: Gli omicidi farfalla (Diebian, 1979, di Tsui Hark), La fanciulla cavaliere errante (Xianu, 1970, di King Hu) e il fantastico Storia di fantasmi cinesi (Qian nu Yohoun, 1987), diretto da Siu-Tung Ching. Qui le doti dell’eroe sono dilatate all’estremo, egli eccelle nelle attività di pensiero come in quelle d’azione. Lo studio e l’arte della spada si accompagnano in universi spesso degradati in cui il romanticismo dei personaggi (melò) si alterna a furibondi combattimenti il cui premio è la vita stessa.

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Cyrano de Bergerac, di Jean-Paul Rappeneau (Francia, 1990), con Gerard Depardieu

Nota
L’articolo originale venne scritto attorno al 1990, dopo l’uscita del film di Jean-Paul Rappeneau. L’ho riletto, rivisto e ripulito.

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